I Fabbri Etruschi

Cimentarsi nella scoperta della Toscana correlata agli Etruschi equivale a cercare di rintracciare un popolo ricco di fascino.

Una popolazione che si stabilì nell’Italia centrale e, precisamente, tra l’Arno e il Tevere. In questi splendidi luoghi crearono una civiltà molto forte, che ampliò il suo potere partendo dalla Toscana fino al Lazio.

Gli Etruschi erano dei veri e propri esperti in svariati settori, tra cui spicca quello attinente la lavorazione dei metalli.

Infatti avevano degli artigiani fabbri che riuscivano a lavorare il ferro con estrema bravura, realizzando degli oggetti straordinari grazie alla meticolosità del loro lavoro.


Infatti gli Etruschi hanno lasciato alle loro spalle delle opere artistiche uniche nel loro genere. Oltre a città e borghi dove tuttora si possono contemplare e ammirare le orme del loro passaggio.

In forma maggiore nelle dodici città che rappresentavano la Dodecapoli estrusca. Di queste dodici, sei città sono situate in Toscana: Vetolunia, Chiusi, Cortona, Volterra, Fiesole e Arezzo.


Un altro aspetto importante collegato all’attività dei Fabbri Etruschi, riguarda la metallurgia etrusca.

Ossia il funzionamento dei forni che venivano adoperati dagli Etruschi per ottenere un’efficace riduzione del ferro.

L’ingegnoso popolo etrusco, difatti, costruiva dei piccoli forni per la diminuzione dell’ematite.

L’accensione avveniva utilizzando del carbone di legna. Poi si adoperava anche il mantice, che s’introduceva nel boccame ossia un foro alloggiante il tubo fatto d’argilla.


In tal modo si otteneva un prodotto somigliante alla spugna e definita di ferro, che veniva poi tramutata in acciaio.

I vari studi che sono stati eseguiti sui relitti di armi etrusche realizzate in ferro e provenienti da diverse necropoli dell’Etruria, hanno dato la possibilità di dimostrare che i Fabbri Etruschi disponevano di una grande potenzialità.

Difatti avevano un metodo tecnico metallurgico che era sorprendentemente raffinato, per quei tempi.

Tale tecnica si basava su un tipo di conoscenza ottimale, seppur semplicistica, delle peculiarità e delle proprietà del ferro carburato (ovvero dell’acciaio) e del ferro puro.

Per esempio quest’ultimo ha una durezza alquanto limitata e un’alta tenacità. Quindi riesce ad avere una considerevole resistenza, per quanto concerne gli urti più forti e improvvisi.

Invece il ferro carburato dispone di un’alta durezza, che incrementa con la crescita della percentuale di carbonio presente.

Correlatamente alla crescita della durezza, aumentava pure una caratteristica svantaggiosa: la fragilità.

Dunque un pezzo d’acciaio duro ha la capacità di resistere all’urto senza avere una deformazione. Ma nel caso in cui l’urto dovesse risultare di notevole violenza, automaticamente il pezzo potrebbe spezzarsi.

Due caratteristiche che potevano essere non compatibili tra di loro, ossia la durezza con la resistenza, gli Etruschi erano invece riusciti ad associarle parallelamente tra di loro.


Difatti hanno avuto la capacità di riunirle nella stessa arma, per merito di una speciale tecnica di composizione.

Tale metodologia si basava nel saldare tra di loro tramite martellatura, varie lamine di ferri diversamente carburati riscaldate alla tonalità rosso. Tutto ciò fino a ottenere un massello composto da diversi strati paralleli di ferro dolce tenace, mescolato a strati di acciaio con una considerevole durezza.

Nella formazione del massello, da utilizzare in seguito per la fucinatura dell’arma, il Fabbro Etrusco aveva l’accortezza di porre gli strati più duri in acciaio, nel punto in cui avrebbe poi ricavato il tagliente.

Al contrario le parti d’acciaio o di ferro più carenti di carbonio, erano posizionate esteriormente, per impedire così che l’arma si potesse rompere per via di un urto.

Questa tecnica utilizzata dai Fabbri Etruschi, basata su un genere di lavorazione del ferro attraverso una sovrapposizione e una saldatura di più strati di varie tipologie di ferro, è conosciuta pure con la definizione di damasco saldato.